Un bel passo indietroStampa

Immagine emergenza neve Salerno

Non ci interessa in questa sede approfondire il perché delle inefficienze e dei disservizi registratisi sulla Salerno – Reggio Calabria in occasione delle recenti copiose nevicate. Altri si sono già esercitati nel cercare cause e responsabilità. Più importante ci appare la ricerca delle migliori soluzioni per ovviare in modo definitivo agli annosi problemi di coordinamento che affliggono spesso la macchina dei soccorsi del nostro paese a causa della eccessiva frammentazione delle competenze e della tendenza di alcuni ad aggiudicarsene morbosamente la titolarità.In materia di protezione civile, il legislatore ha cercato, ormai qualche anno or sono, di trasformare in opportunità quello che sembrava un vecchio e incurabile problema -quello della frammentazione delle risorse e delle strutture operative- assegnando parecchie funzioni agli enti locali, potenziando il ruolo delle regioni e cercando di garantire allo Stato il coordinamento delle forze in campo, attraverso la creazione del Dipartimento presso la Presidenza del Consiglio.

Il Dipartimento di Via Ulpiano è stato istituito quale sorta di flessibile cabina di pilotaggio delle risorse possedute dal paese al posto del vecchio pachidermico sistema preesistente che si fondava sulla farraginosa sovrapposizione di enti e strutture operative paritetiche, e che doveva pertanto trovare ogni volta livelli nuovi e diversi di responsabilità e di coordinamento a seconda della materia trattata e delle competenze coinvolte, inventandosi in corsa – e sempre in affanno e con dubbi risultati– la macchina dei soccorsi.Se qualcuno avesse pensato a questo nuovo e moderno approccio come ad un fatto finalmente acquisito, ecco a smentirlo la recentissima emergenza neve e la brillante intuizione di trovare l’ennesimo coordinamento occasionale per materia.

Con un Decreto ministeriale preso di concerto con il collega delle Infrastrutture, il Ministro dell’Interno ha costituito un Centro Nazionale per l’emergenza strade: una specie di comitato di emergenza diretto dal Capo della Polizia Stradale e al cui tavolo siedono i rappresentanti dei vari enti e dipartimenti (Polstrada, Vigili del fuoco, Anas, ecc.) coinvolti tecnicamente nei problemi e al quale, udite! Udite!, la Presidenza del Consiglio partecipa come struttura operativa tecnica fra le tante invece che come organo di coordinamento del Presidente del Consiglio. Il Decreto Ministeriale in parola, pur ascrivibile a membri del Governo, affonda in realtà radici e responsabilità politica nella risoluzione del 13 luglio scorso presa dalle Commissioni Ambiente e Trasporti riunite.

In quella risoluzione, i parlamentari presenti, dimostrando una totale inesperienza in materia di protezione civile e di problemi di coordinamento, hanno pensato bene di impegnare il Governo a istituire un centro nazionale per l’emergenza strade presso il Viminale, creando di fatto un nuovo organismo di coordinamento.Con questa risoluzione i parlamentari hanno fatto fare al sistema nazionale di protezione civile un passo indietro clamoroso sul piano storico e su quello operativo, riabbracciando e riproducendo vecchi modelli organizzativi che speravamo accantonati e dimenticati, e che si caratterizzavano per la capacità di affrontare (o non affrontare) i problemi mediante la costituzione di nuove commissioni e di nuovi comitati.Il decreto è peraltro un provvedimento assai tardivo rispetto alla sollecitazione dei problemi emergenti poiché, proprio perché concepito in modo arcaico, non poteva non essere preso in contropiede, durante il suo laborioso concepimento, da avvenimenti che sono sempre più veloci e tempestivi della burocrazia: prova ne sia l’esordio disastroso con la neve che è venuta e ha fatto sfracelli mentre il nuovo comitato -dopo ben sei mesi dalla risoluzione parlamentare che lo invocava- era ancora di là da venire.

Ma il Decreto del 27 gennaio è un provvedimento negativo e sbagliato soprattutto perché sembra portarsi dietro un carico notevole di riserve mentali nei confronti del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio e della sua funzione di ente di coordinamento. Un ente del quale sembra si desideri quasi la marginalizzazione forse perché troppo ingombrante. I parlamentari presenti in commissione hanno forse ritenuto –chissà- che utilizzare l’Ente di coordinamento per eccellenza per le emergenze nazionali, in grado meglio di chiunque altro di rapportarsi con regioni ed enti locali, rappresentasse magari un favore eccessivo fatto a Bertolaso. Tant'è che hanno pensato bene di limitare le competenze del Dipartimento alla partecipazione al tavolo dell'emergenza strade quale semplice organo di servizio, da attivare come una qualsiasi struttura operativa fra le altre, piuttosto che quale braccio operativo del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Si è preferito tornare sulle antiche scale, con la creazione di nuovi organismi che andranno ad appesantire il sistema e ad aumentare e duplicare ulteriormente le già poco snelle procedure operative. Un ben inutile e - anzi - dannoso provvedimento, che ci fa vedere un po' più nero nel futuro della protezione civile, e ci rende soprattutto consapevoli della poca scienza di molti nostri parlamentari di fronte alla serietà dei problemi che ci affliggono.

 

Lorenzo Alessandrini

 

Tipologia: Editoriale | Pubblicato il 23/02/2005 da Redazione