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Apprendiamo con grande piacere che il Governo, accogliendo una precisa richiesta rivoltagli dalle regioni italiane e con la benedizione del Capo dello Stato, ha deciso di affidare alla Protezione Civile il coordinamento del fenomeno migratorio proveniente dal nord Africa, nominando Commissario il Capo del Dipartimento. C'erano ragioni evidenti che portavano a questa inevitabile conclusione: l'imbarazzante difficoltà e riottosità con la quale si prendevano e si ribaltavano localizzazioni e insediamenti fra prefetti, sindaci, difesa, regioni, interni, province; la dilatazione dei tempi, la sovrapposizione di competenze, l'innaturale utilizzazione degli operatori (sintomatica l'immagine dei pompieri che montano le tende... ); tre ministri sguinzagliati ognuno per conto suo, l'incertezza del procedere in mezzo alle polemiche strumentali di chi in queste cose ci inzuppa subito il biscotto.... insomma: era tempo! Il vice Presidente dell'ISPRO, Mariapia Garavaglia, aveva lanciato in tal senso, giorni fa, un preciso allarme: "perché non si fa intervenire il Dipartimento?".
Alla fine ci siamo arrivati. E' estremamente importante poi che il richiamo sull'importanza del ruolo della nostra protezione civile sia venuta dalle Regioni italiane: ciò significa, da una parte, che i principi regolatori dei nostri rapporti istituzionali sono stati completamente assimilati dal sistema; dall'altra rappresenta la consapevolezza che le Regioni vogliono partecipare alle grandi problematiche del nostro Paese, vogliono farlo da protagoniste ed accolgono per questo un unico tipo di coordinamento, che è quello che fa riferimento al coordinamento del Servizio nazionale, ossia il Dipartimento della Presidenza.
Traiamo senz'altro - anzi, ribadiamo per l'ennesima volta - la morale che esce da episodi come questo: la funzione di coordinamento non è nata, ormai quasi quaranta anni fa, per un caso o per un corto circuito. Costruire una sorta di "Alto Commissariato permanente" per lo studio e per l'affrontamento di ogni tipo di emergenza - quale è oggi la Presidenza del Consiglio - al posto di un qualunque ministero gestionale e operativo, non fu un'impuntatura giuridico-istituzionale, ma la presa d'atto di una realtà a tutti evidente: non esiste in Italia la possibilità che un coordinamento così complesso venga realizzato da un singolo ministro, né che le grandi operazioni possano essere affrontate semplicemente con un affiancamento multiministeriale (come si è tentato di fare in quest'ultimo caso), se non è garantita la presenza di un ruolo da "primus inter pares" capace di leggere l'emergenza con lente interdisciplinare e di dettare la scansione più efficace per gli interventi coordinati che si rendono necessari.
Il Presidente dell'ISPRO Zamberletti, a questo proposito, ha anticipato in questi giorni la redazione di un apposito documento, con il quale si proporrà un preciso punto di vista dell'Istituto sull'argomento, anche alla luce dei più recenti movimenti che sul fronte politico ancora una volta tentano di ridisegnare la protezione civile più sulla base di antagonismi e rancori personali piuttosto che su un disegno di programmazione davvero intelligente e lungimirante.
Intendiamo anticiparlo subito a scanso di equivoci: come già avvenuto una decina di anni fa, anche oggi, di fronte al nuovo tentativo di cancellare il Dipartimento che si sta facendo avanti ad opera degli stessi soggetti, ci opporremo con tutte le forze. Possiamo però anticipare già una riflessione amara: per il suo trentesimo compleanno nessun peggior regalo poteva esser fatto al Dipartimento - e al personale che vi opera- come il colpo basso che sta tentando di portargli il gruppo PD del Senato. Raramente - crediamo- una mossa politica fu più miope e intempestiva di questa. oltre che antieconomica ai fini del risultato finale.






