Le navi italiane in USAStampa

Immagine Nave San Marco

Il sottosegretario alla Difesa On. Francesco Bosi ha comunicato che due aerei C-130 e le unità navali portaelicotteri “San Marco” e “Etna” della Marina Militare Italiana sono pronti per essere impiegati nelle operazioni di soccorso umanitario in Lousiana. Le navi sono a disposizione della NATO che coordina gli interventi degli Stati membri, e potranno quindi entrare in azione nelle prossime 48 ore.
Si tratta di una notizia molto importante perché segna finalmente il rientro in scena di una nave, la “San Marco”, che sembra particolarmente adatta a sostenere operazioni di soccorso complesse in sedi molto lontane dall’Italia ove c’è bisogno di un supporto logistico importante che non può essere assicurato sulla terraferma. La zona delle operazioni sembra infatti di difficile gestione per la vastità e la complessità dei danni e delle necessità da affrontare.
Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, le precedenti esperienze di intervento della San Marco in operazioni di salvataggio e umanitarie (Vietnam 1979, e ancora Somalia e Timor Est) hanno dimostrato la grandissima utilità dell'apporto delle Forze Armate alle attività della Protezione Civile e soprattutto la versatilità di un simile mezzo navale militare su particolari teatri di crisi.
La “San Marco” è – come è noto - una delle navi multiuso della marina militare gestita in collaborazione tra le Forze Armate e il Dipartimento della Protezione Civile, che grazie ad alcuni opportuni accorgimenti è stata adattata, in sede di realizzazione, a unità di impiego per le operazioni più complesse di protezione civile. Conviene per questo ribadire ancora una volta quali sono le interessantissime caratteristiche tecnico-operative di questa nave, fortemente voluta dal Dipartimento della Protezione Civile anche se formalmente gestita dalla Marina Militare.
La nave portaelicotteri “San Marco” è considerata una specie di enorme ferryboat agile e potente, pronto a ingoiare centinaia di mezzi, fra leggeri e pesanti, alcuni motoscafi e motozattere, quattro elicotteri per operazioni di elisbarco, e circa cinquecento persone. Nella nostra nave i mezzi, camion compresi, entrano lungo la rampa nel ventre della nave e trovano un elevatore che li porta uno a uno sul ponte superiore. Essa può portare a bordo tende, pullman, viveri, medicinali, cucine da campo e in generale tutto il necessario per allestire campi in grado di accogliere alcune decine di migliaia di senzatetto, compresi ospedali da campo. Secondo le denominazioni standard della NATO essa è definita una LPD (Landing Platform Dock), cioè una unità da trasporto anfibio dotata di un bacino allagabile, designata per sbarcare uomini e mezzi in operazioni condotte dal mare. La configurazione di uomini e mezzi trasportabili varia a seconda della tipologia di missione. Naturalmente queste elevate capacità di trasporto rendono l'unità estremamente versatile e quindi utilissima per operazioni di assistenza umanitaria e di protezione civile, soprattutto in caso di grandissime catastrofi naturali in località lontane dall’Italia dove occorrono un centro mobile di comando e controllo, una postazione di riferimento logistico dotato di ampia autonomia, attrezzata per interventi tecnici ed efficiente sulle lunghe durate, compreso un vero e proprio ospedale a bordo in grado di garantire svariate tipologie di intervento sanitario.
Particolarmente idonea per operazioni umanitarie e di protezione civile complesse e abbastanza prolungate lontane dalla madrepatria, l’unità San Marco può essere facilmente impiegata per
operazioni di assistenza sanitaria (medica e logistica) in seguito a calamità naturali
• trasporto di veicoli speciali (ad esempio elicotteri per un impiego locale)
• evacuazione di popolazioni civili via mare e via elicotteri.

Va ricordata inoltre la presenza a bordo di un sistema integrato di comando, controllo e comunicazioni comprensivo anche di comunicazioni satellitari e di reti informatiche di distribuzione a bordo delle informazioni rende l'Unità idonea quale sede di comando per operazioni navali e/o anfibie condotte da staff anche multinazionali ed interforze.

 

Lorenzo Alessandrini

 

Categoria: Difesa Civile
Tipologia: Editoriale | Pubblicato il 14/09/2005 da Redazione