L'AQUILA: UN ANNO DOPO.Stampa
Fonte: www.corriere.it
ROMA - «La gente intervistata, prima di parlare, ci chiedeva se quello che si fosse raccontato sarebbe stato messo in onda così, senza tagli. Perché a l’Aquila, dopo il terremoto del 6 aprile scorso, dopo la paura e la fine di tutto, tra i sopravvissuti è subentrata la diffidenza nei confronti di chi racconta come stanno oggi effettivamente le cose». E’ la premessa di Cecilia Mastrantonio, giornalista romana, in giro per l’Abruzzo, tra interno e costa, la quale ha dato voce alle persone colpite dal sisma capace di uccidere 300 persone. Con lei, Sebastiano Tecchio, regista e coautore. Nove in tutto gli episodi della video-inchiesta L’Aquila a pezzi, - il primo è stato Promesse in frantumi, in cui ci si chiede se la ricaduta del G8 a l’Aquila ha avuto l’effetto sperato - in onda in questi giorni sul sito di ActionAid ( http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&... ), organizzazione non governativa che si batte contro le povertà del mondo, e protagonista ad Haiti, anch’essa martoriata, nel gennaio scorso, da un terribile terremoto. Una Ong sul campo, quindi, ma con un preciso scopo: chiedere alle popolazioni colpite di cosa avessero effettivamente bisogno; senza proclami altisonanti: dalle tende alle case in sei mesi.
ANZIANI "SINGLE" SFOLLATI - «Siamo anziane, ci devono rispettare, come si fa per i bambini: sono sette mesi che siamo a Pescara, ma non è la mia città; che ci faccio io qui?». E’ il lamento di Natalina, 82 anni, circondata da altre paesane sfollate. Gisa ricorda che sulla costa si rischia di ammalarsi di depressione, dopo tanto tempo lontane da casa, dalla loro Paganica. E sono proprio I dimenticati di Paganica, titolo del secondo video dell’inchiesta, a spiegare che ancora molto deve essere fatto o che tutto è rimasto com’era. Sotto le macerie. Stentano a trattenere lacrime e disagio, i 102 vecchietti di Paganica la cui unica colpa è quella di essere rimasti anziani “singol”. «La loro è una categoria che non rientra nel cosiddetto Modulo provvisorio di villaggio abitativo previsto per i nuclei famigliari dalle tre persone in su: un criterio, adottato dalla Protezione civile, che costringe numerosissimi anziani a chiedere ricovero dai parenti, i più fortunati, o in tende e container», ricorda l’autrice de “L’Aquila spezzata”. Una situazione paradossale che finisce per ridisegnarli marziani sulla costa, «mentre si continuano a stanziare ben 580mila euro per alberghi e residence», ricorda Massimo Cialente, sindaco dell’Aquila.
IN ALBERGO - Ecco, magari uno scrittore come il pescarese Ennio Flaiano avrebbe potuto inventarsi la condizione del povero Carmine Guadagno, militare in pensione e confinato, insieme ad altre 3.200 persone, in uno degli alberghi della costa abruzzese. «Prima del terremoto, mi piaceva curare l’orticello, vedere maturare i pomodori, innaffiare la verdura; ma qui in albergo che ci faccio? Non è il mio ambiente e neppure una vacanza». Già, Non è proprio una vacanza, recita il titolo del terzo video dell’inchiesta - sul sito di Action Aid tutti e nove saranno on line fino al 6 aprile, anniversario della tragedia cui sarà dedicato il video Le speranze - tra le insegne di pensioni e alberghi dai nomi fuori stagione e contesto, come Don Juan, Miramar e Del Sol, punti di partenza per pendolari forzati, studenti e insegnanti, obbligati ogni giorno a svegliarsi alle 5 di mattina, percorrendo in pullman più di cento chilometri per raggiungere le sedi scolastiche.
PATRIMONIO ARTISTICO - I disagi, le “promesse in frantumi” non riguardano solo le persone, ma anche l’immenso patrimonio artistico di una città come l’Aquila. Ricorda Cecilia Mastrantonio: «Sarebbero stati destinati, per il 2010, 50 milioni di euro a favore dei Beni culturali, ma si tratta di una cifra irrisoria se pensiamo che la stima dei danni, eseguita da Luciano Marchetti, all’epoca del sisma vice-commissario ai Beni culturali, ammontava a tre miliardi di euro». Anna Maria Reggiani, direttore regionale per i Beni culturali dell’Abruzzo, sottolinea che, se prima a L’Aquila arrivavano 100 mila visitatori l’anno, dopo il terremoto si è passati a 30mila. «Se consideriamo che per le mille opere d’arte scampate al sisma e conservate nel museo di Celano, è stata effettuata per il momento la sola messa in sicurezza, senza alcun tipo di restauro, c’è ancora molto da fare; soprattutto in termini di trasparenza e partecipazione», osservano gli autori dell’inchiesta.
LA CASA PERDUTA - Ma è la casa, quella originaria, perduta, o nuova di zecca, però troppo lontana da tutto, il vero dramma del dopo terremoto, affrontato nella quinta puntata: Una casa o tante c.a.s.e. Per i più fortunati, tra le 16.108 domande di alloggio per oltre 36mila persone, la casa fuori dal mondo e senza collegamenti diventa un problema nel problema. Federico D’Orazio, studente universitario, tra i “fortunati”, apre la porta del suo nuovo appartamento costruito in un una zona di in cui mancano i trasporti pubblici e dove il primo supermercato si trova a diversi chilometri dai moduli abitativi. L’azienda di trasporti dell’Aquila ha calcolato che costerà un milione di euro in più collegare tra loro le nuove 19 aree abitative. Conclude D’Orazio: «Ma ciò che lascia perplessi è venire a sapere che per ristrutturare il mio palazzo, abbandonato dopo la notte del 6 aprile, occorrerebbero 600 mila euro, una cifra di molto inferiore rispetto al costo delle nuove case».
Peppe Aquaro
23 marzo 2010
http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&...







