La protezione civile italiana e il rischio nucleare. Zamberletti ricorda ChernobylStampa

"Ho un ricordo vivissimo di quell'episodio e di quei momenti". Esordisce così Giuseppe Zamberletti, padre fondatore della protezione civile italiana, e titolare della responsabilità di ministro della protezione civile al momento del disastro di Chernobyl. Come andarono le cose? "Dal mattino di lunedì 28 Aprile la Protezione civile Italiana è in possesso delle prime informazioni, che confermano la notizia di un incidente nella centrale nucleare di Chernobyl, situata in Ucraina ai confini con la Bielorussia". Il ministro della protezione civile convoca subito la commissione Grandi Rischi, il cui presidente vicario è all'epoca il professor Felice Ippolito, deputato europeo e già Presidente dell’ENEA, riconosciuto grande esperto proprio nel settore del nucleare civile. Dopo aver informato la Commissione dell’incidente verificatosi nella centrale nucleare sovietica e riferite le informazioni ricevute dai paesi del nord Europa, e affidata la conduzione dei lavori al prof. Ippolito, il Ministro Zamberletti si reca a palazzo Chigi dove è convocato il Consiglio dei Ministri. Il Presidente del Consiglio Bettino Craxi, infatti, in procinto di partire per Tokyo per partecipare al vertice dei capi di stato e di governo, ha anticipato la riunione del Consiglio.
“Durante la seduta – racconta Zamberletti- informo i colleghi del grave incidente verificatosi nella centrale nucleare ucraina e annuncio le iniziative di controllo e di predisposizione delle misure e delle attività necessarie per fronteggiare un’eventuale emergenza. “
Se per un verso i membri del consiglio mostrano grave preoccupazione per la sorte delle popolazioni che vivono nell’area di Chernobyl in cui è situato l’impianto fuori controllo, molti esprimono un accentuato scetticismo all’annuncio di una possibile emergenza che possa interessare il territorio nazionale.
Qualcuno azzarda anche una velata critica alle tentazioni di protagonismo della Protezione Civile italiana. “L’Ucraina è molto lontana –ricorda Zamberletti- e l’ipotesi di un coinvolgimento del nostro territorio nelle conseguenze del pur grave incidente pare ai più azzardata". Ma i dubbi non serpeggiano solo in Consiglio dei Ministri. Al termine dei lavori, tornato alla riunione della Commissione Grandi Rischi al Dipartimento della Protezione Civile, Zamberletti verifica un analogo scetticismo sui rischi cui potrebbe essere esposto il nostro paese in conseguenza dell’evento considerato. Infatti, se tutti concordano sulle iniziative di monitoraggio dei dati sulla radioattività (da raccogliere su tutto il territorio nazionale utilizzando aerei G 222 dell’aeronautica per controllare con le strumentazioni opportune l’andamento della radioattività in quota e affidando al corpo dei Vigili del Fuoco che dispone dei mezzi e della esperienza collaudata, le verifiche sul terreno), quando si propone di mantenere il comitato convocato in seduta permanente per i giorni successivi si alzano molte voci di dissenso. “Si è alla vigilia di un lungo ponte del primo maggio – racconta il padre della protezione civile italiana- e molti hanno ormai la valigia al piede.”
Anche i rappresentanti dell’Istituto Superiore di Sanità presenti alla riunione concordano nell’escludere, in considerazione della grande distanza che separa l’Italia dal luogo dell’incidente, possibili conseguenze per la salute dei cittadini. Zamberletti insiste per mantenere aperti i lavori del comitato ed invita i componenti a restare a disposizione aggiornando la seduta al mattino del 29 Aprile.
La riunione della Commissione Grandi rischi riprende i suoi lavori la mattina del 29 ascoltando i rapporti sui risultati delle rilevazioni in corso che ancora non presentano incrementi di radioattività né al suolo né nell’atmosfera. Proprio quel giorno, intanto, si diffonde la notizia che l’URSS sta chiedendo aiuti a svedesi e tedeschi per spegnere l’incendio che ancora divampa nel reattore 4 di Chernobyl, ma si rifiuta di fornire dati tecnici all’Aiea (Associazione Internazionale Energia Atomica). Questo comincia ad allarmare gli esperti della commissione, alcuni dei quali sulla base delle nuove informazioni in loro possesso cominciano ad ammettere che la situazione deve essere ormai fuori controllo.
Durante il tragitto per l’aeroporto da dove partirà per Tokyo, il presidente del Consiglio Bettino Craxi - che è personalmente un convinto sostenitore dello sfruttamento dell’energia nucleare – raccomanda di prendere tutte le iniziative necessarie per monitorare al meglio la situazione, ma invita il ministro della protezione civile a non assecondare l’onda emotiva che prevede inevitabile. “Sarebbe la fine del nucleare in Italia”.
Il Ministro della protezione civile avvia allora una "strategia della tranquillità" che mira a rassicurare la popolazione. Zamberletti sostiene, sulla base delle motivazioni degli esperti, che la nube difficilmente potrà arrivare in Italia, e assicura che i nostri reattori sono più sicuri di quelli russi. Intanto in Svezia la situazione è peggiorata: ora il valore della radioattività è cento volte il fondo naturale, mentre a Berlino è il doppio. I livelli di radioattività salgono anche in Italia e vengono rivelati sia dalle ricognizioni in quota sia dalle misure effettuate sul terreno. Tuttavia da noi i valori restano abbondantemente inferiori ai livelli di allarme.
Sentiamo il racconto di Zamberletti: “Il primo maggio, in sintonia con il parere espresso dalla Commissione Grandi Rischi, come ministro della Protezione Civile invito i cittadini a non consumare frutta e verdura che non sia abbondantemente lavata". Ma il ministro della Sanità Costante Degan, influenzato dal clima di allarme ormai incontrollato nella pubblica opinione e dal mutato atteggiamento degli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità che in Commissione Grandi Rischi avevano condiviso l’orientamento più prudente, esprime la determinazione di bloccare con decreto i mercati ortofrutticoli. La protezione civile si oppone, ritenendo il provvedimento eccessivo e capace solo di alimentare un clima di allarme ingiustificato dal momento che i “consigli” rivolti alla popolazione sono più che sufficienti a garantire comportamenti opportuni. Del resto, una rapida consultazione con i paesi europei interessati dall’ evento ha messo in evidenza come in nessun paese - neppure in quelli più prossimi come Austria e Germania Federale- si ritenga necessario adottare misure precauzionali o ricorrere a consigli su modelli comportamentali. L’ENEA esprime in commissione tutta la preoccupazione dell’ente per l’energia nucleare, di fronte alla proposta di Degan di bloccare i mercati ortofrutticoli in presenza di dati di gran lunga inferiori ai livelli consentiti.
Ma il ministro della sanità non intende recedere dalla sua decisione. ”Se la Protezione Civile si oppone al blocco dei mercati ortofrutticoli - afferma Degan- chieda la dichiarazione dello stato di emergenza e assuma tutti i poteri e quindi anche tutte le responsabilità”.
Il ricordo di Zamberletti è ancora vivo: “E’ chiaro che Degan, a conoscenza delle denunce proprio nei nostri confronti per omissione di dati relative alla ricaduta radioattiva presentate alla magistratura da parte di alcune associazioni ambientaliste, preferisce peccare per eccesso, assecondando le posizioni più antinucleariste”.
A questo punto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giuliano Amato propone un collegamento in videoconferenza con Tokyo per sottoporre il problema al Presidente del Consiglio. Craxi esclude la dichiarazione dello stato di emergenza, perché se da una parte si risolverebbe il problema Degan, dall’altra si accentuerebbe l’onda emotiva che già si va estendendo nell’opinione pubblica.
Il Presidente del Consiglio, anche in considerazione delle difficoltà di collegamento riscontrate nelle comunicazioni con Tokyo, propone che il vice presidente Arnaldo Forlani, che si trova a Roma, si incarichi di trovare un accordo che restituisca la serenità al ministro della Sanità senza che il Governo si renda responsabile di gettare senza ragione -al di fuori di quella di evitare polemiche con gli ambientalisti- altra benzina sul fuoco.
“Nella riunione del Consiglio dei Ministri presieduta dal vice presidente Forlani – racconta Zamberletti- il ministro Degan si presenta alzando la posta". Egli illustra la nuova posizione dei tecnici dell’Istituto Superiore di Sanità, gli stessi che il giorno precedente in Commissione Grandi Rischi avevano approvato la determinazione conclusiva dei rappresentanti della comunità scientifica, e specifica tre proposte conclusive: la prima è quella già anticipata, che riguarda il blocco dei mercati ortofrutticoli fino a nuovo ordine. "Ma le altre due nuove proposte - ricorda il padre della protezione civile italiana- gettano i presenti nello sconforto". Si tratta di vietare la balneazione per tutta la stagione turistica sulla costiera adriatica, per scongiurare il rischio contaminazione derivante dalle ricadute di radioattive sugli arenili, e inoltre il divieto per cinque anni del consumo alimentare degli ossi-buchi per sventare il pericolo degli effetti del cesio eventualmente fissato nelle ossa degli animali.
"La riunione è tempestosa -racconta Zamberletti- perché il divieto di balneazione sulla costa adriatica rappresenterebbe la rovina dell’industria turistica in regioni dove questa è più collaudata e competitiva, mentre il divieto di consumo del midollo degli ossibuchi appare più stravagante che seriamente precauzionale".
“La partita si conclude con un risultato – ricorda il padre del Dipartimento - che è il frutto delle classiche mediazioni politiche: la protezione civile accetta il provvedimento di blocco dei mercati ortofrutticoli e la Sanità rimette nel cassetto le altre proposte di intervento”.
Nei giorni che seguono si registrano vivaci polemiche, con rivelazioni e smentite sui dati relativi alla radioattività registrata in Italia. In realtà -è ormai storia- rimarremo sempre lontani dai livelli di guardia, ma l’allarme sociale alimentato dalla decisione imperativa del Governo ha ormai creato le condizioni per la richiesta del referendum e per determinarne il risultato.
Lunedì 5 maggio Craxi torna da Tokio, e incontrando a Ciampino il ministro della protezione civile che lo ha raggiunto per aggiornarlo sulla situazione, si limita a dire sconsolato: ”La protezione Civile ha fatto bene il suo dovere, ma dobbiamo essere realisti. Così ci siamo giocati il nucleare. Questo succede quando si ha più paura dei “verdi”che dell’atomo”.


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by Lorenzo Alessandrini

 

Categoria: Emergenza
Tipologia: Approfondimento | Pubblicato il 20/03/2011 da Redazione