Il rapporto OCSE sulla Protezione Civile italiana.Stampa
'L'Italia e' il paese europeo che piu' di tutti deve confrontarsi con i rischi legati a eventi catastrofici di diversa tipologia''. Cosi' Michael Oborne, direttore Advisory Unit on Multidisciplinary Issues dell'Ocse, nella prefazione del rapporto dell'organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economici, ''Analisi di gestione del rischio: il sistema italiano di Protezione Civile. Risultati e raccomandazioni'', presentato il 4 maggio a Palazzo Chigi.
La Presidenza Italiana del Consiglio dei Ministri, scrive ancora Oborne, ''ha preso la coraggiosa iniziativa di sottoporre all' esame dell'Ocse le politiche e le istituzioni nazionali per la protezione civile. Lo studio, condotto secondo il metodo della peer review o esame - paese, ha inteso valutare il livello di preparazione ai disastri e la capacita' di risposta al rischio a terremoti, eruzioni vulcaniche, incendi boschivi, alluvioni e tsunami''.
Il processo di analisi, spiega il direttore Ocse, ''ha previsto una prima fase di autovalutazione da parte dei diversi attori coinvolti nelle attivita' di protezione civile. Durante la seconda fase il team di esperti, attraverso una serie di interviste agli operatori di protezione civile (di livello governativo, centrale, regionale, provinciale e locale), ai gestori delle infrastrutture, agli istituti di ricerca e alle organizzazioni di volontariato, ha raccolto informazioni sulla valutazione e il monitoraggio dei rischi associati a eventi naturali, sulla sensibilizzazione e l 'allertamento della popolazione in relazione agli eventi specifici, e infine sulle operazion i di emergenza gestite in relazione alle caratteristiche geografiche d el Paese e ai particolari meccanismi di governance''.
Nell'ultima fase, chiosa Oborne, ''gli esperti hanno formulato delle valutazioni sull'efficacia delle strategie di protezione civile distinguendo tra te mpo reale e tempo differito, sulla coerenza delle politiche pubbliche per il recupero e per la prevenzione ai fini della protezione civile, e sulla capacit a' di tener conto della esperienza di eventi disastrosi passati nella pianificazione delle decisioni politiche future. Il rapporto finale mette in evidenza le buone pratiche e formula delle raccomandazioni in base a un approccio comparativo a livello internazionale''.
Come dimostra il tragico terremoto che ha colpito l'Abruzzo nell'aprile 2009, l'Italia e' soggetta a frequenti, imprevedibili e violente scosse sismiche. Circa il 40% della popolazione italiana vive in zone ad alta attivita' sismica, mentre gran parte del patrimonio edilizio ne cessita di un adeguamento alle moderne norme antisismiche. Negli ultimi 20 anni, si legge nel rapporto, ben nove terremoti hanno colpito l'Italia provocando 378 vittime e causando danni per quasi 20 miliardi di dollari. Mentre circa 80.000 persone sono state sfollate, evacuat e o soccorse e assistite in situazioni di grave emergenza. Nel XX secolo circa 128.000 italiani hanno perso la vita durante un terremoto. Tuttavia, ad eccezione del recente disastro in Abruzzo, dal 1908 nessun sisma di forte intensita' ha colpito una grande citta' .
Sul territorio italiano esistono nove vulcani attivi, tra cui l'Etna, il piu' attivo d'Europa, e il Vesuvio, caratterizzato da una tendenza a improvvise eruzioni di estrema violenza. Piu' di 1.4 milioni di persone vivono sui fianchi di questi due vulcani, in citta' e comuni ad alta densita' abitativa e situati in zone esposte alle colate laviche.
Dal 1900, il rischio idrologico e' il secondo tra i principali rischi che affliggono l'Italia, in termini di perdita di vite umane e danni subiti.
La vulnerabilita' alle alluvioni e' aumentata a causa dell'abusivismo delle costruzioni nelle zone a rischio, della mancata manutenzione dei condotti e del disboscamento indiscriminato.
Secondo lo studio condotto dall'Ocse, le inondazioni rappresentano il 70% dei danni connessi a eventi naturali tra il 1990 e il 2009. Mentre la media del livello annuo delle precipitazioni rimane praticamente costante, l'aumento della variabilita' meteorologica stagionale e il conseguente alternarsi di periodi di siccita' e di precipitazioni particolarmente intense, sono imputabili agli effetti del cambio climatico.
Il sistema italiano di protezione civile, che riunisce in se' caratteristiche operative e organizzative, occupa un posto di spicco tra i paesi esposti a una simile gamma ed entita' di eventi naturali.
In particolare, lo studio dell'Ocse mette in evidenza diversi punti di forza: la collocazione del DPC all 'interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri e sotto la diretta responsabilita' del Presidente del Consiglio garantisce al Servizio Nazionale della Protezione Civile le migliori condizioni per una gestione dinamica ed efficiente delle crisi che potrebbero intervenire in territorio nazionale; il Servizio Nazionale di Protezione Civile e' un 'istituzione nazionale di gestione delle crisi strutturata e organizzata in maniera coerente e in grado di coordinare una risposta all'emergenza adeguata al profilo di rischio del territorio.
E ancora: la direzione e il coordinamento di tutte le attivita' di emergenza seguono procedure di int ervento ben definite e si avvalgono dell ' azione congiunta delle diverse risorse nazionali, come stabilito dal Metodo Augustus, un modello organizzativo e operativo '' per funzioni '' utilizzato a tutti i livelli, locale, regionale e nazionale ; la rete di allertamento costituita dai Centri Funzionali fornisce al Dpc e alle autorit a' regionali di protezione civile un ' informazione dettagliata e completa che consente una rapida mobilitazione d e lle risorse umane delle diverse componenti del Servizio; l'ott ima capacita' di coordinamento della risposta nazionale all ' emergenza e' resa possibile dall'indicazione delle responsabilita' di ogni singola componente del Servizio, responsabilita' che vengono de lineate negli Indirizzi operativi per la gestione delle emerge nze definiti nel 2008; l 'integrazione delle organizzazioni di volontariato al sistema di protezione civile fa dell'Italia un caso unico e testimonia la straordinaria solidarieta' nazionale.
La legislazione incoraggia il coinvolgimento attivo di un gran num ero di associazioni volontarie di protezione civile che pertanto diventano una componente essenziale del Servizio Nazionale di Protezione Civile.
Infine, secondo l'Ocse, l'esemplare sinergia tra ricerca scientifica e competenze tecnologiche garantisce l ' eccellenza di un sistema di allertamento in grado di orientare efficacemente le decisioni di gestione della crisi e la partecipazione a numerosi progetti di intervento umanitario in ambito europeo e internazionale permette all ' Italia di monitorare e valutare nuovi metodi di lavoro , procedure e tecniche operative alla luce delle esperienze di altri Paesi e offre non solo un ' eccellente opportunita' di esercitazione per i socco r ritori, ma anche la possibilita' di aiutare i cittadini italiani coinvolti in un disastro all'estero.
Unificare i diversi numeri di emergenza, in piena ottemperanza con il numero unico europeo di chiamata di emergenza, a vantaggio dei soggetti bisognosi di aiuto immediato e snellire la legislazione per una maggiore chiarezza dei rispettivi ruoli dei diversi attori coinvolti nel Servizio Nazionale di Protezione Civile.
In particolare, ''l'Ocse - si legge nel rapporto - auspica che il Sistema di Protezione Civile italiano continui a migliorarsi sulla base delle recenti e riuscite riforme organizzative e strutturali'' e ''raccomanda di dedicare maggiore attenzione ad alcune questioni di sua diretta competenza'' .
Secondo l'Organizzazione sarebbe necessario: sviluppare uno specifico programma di azione e di ricerca finalizzato ad approfondire gli scenari di evento per rimarcare e dare maggiore visibilita' al legame tra cambiamenti climatici e disastri naturali; completare la rete dei Centri Funzionali Regionali per garantire a tutte le regioni le stesse capacit a' tecniche di previsione degli eventi e di allertamento.
In tal senso, evidenzia l'Ocse, bisognera' sforzarsi di sostenere l'aumento dei costi legato alla costruzione degli edifici adibiti a centri funzionali ; garantire su scala nazionale i requisiti minimi per la pianificazione e per la preparazione all ' emergenza - specialmente a livello comunale, ma anche a livello provinciale e regionale - e predisporre al contempo un sistema di ispezione e sanzione , sotto la supervisione del DPC ; sviluppare un approccio pi u' sistematico di analisi delle esperienze di eventi disastrosi passati ; per esempio la Commissione Grandi Rischi potrebbe redigere rapporti contenenti delle raccomandazioni su come migliorare la preparazione all'emergenza in caso di disastri maggiori; migliorare la comunicazione dell'informazione sul rischio, per esempio attraverso la diffusione di mappe del rischio che consentano una migliore conscenza delle no rme di comportamento in caso di eventi disa strosi.
E ancora: l'Ocse raccomanda di rilanciare gli sforzi legislativi volti a introdurre il concetto di un sistema pubblico - privato che coinvolga le compagnie di assicurazione nella copertura delle perdite causate dai disastri naturali ; istituire un sistema coerente o una struttura per la valutazione autonoma dei singoli eventi o disastri che consenta di trarre insegnamento dalle esperienze passate; investire nell'eccellente sistema di volontariato presente nel territorio organizzando per esempio dei corsi di formazione e di sviluppo dell e competenze che favoriscano l'assunzione di personale altamente qualificato nel le posizioni chiave e, infine, introdurre un sistema di sviluppo delle competenze o di formazione continua per mantenere standard elevati di impegno e professionalita' del personale della protezione civile.
L'Italia conta piu' di 8.104 comuni, ognuno responsabile della protezione civile nell'ambito della propria giurisdizione, ma non tutti dispongono delle risorse necessarie a garantire un servizio adeguato.
L'Organizzazione invita il sistema di Protezione Civile Italiano ''a contrastare tutte quelle pratiche che potrebbero compromettere la sua efficienza nella gestione dei disastri futuri, e sulle quali al momento ha scarso controllo''.
In particolare, l'Ocse evidenzia che e' necessaria una migliore attuazione delle politiche di prevenzione finalizzate a ridurre la vulnerabilita' e l'esposizione ai rischi naturali della popolazione italiana.
Oltre alle norme di pianificazione urbanistica secondo l'Organizzazione dovrebbero essere previste misure di ispezione, maggiori incentivi per la riqualificazione e sanzioni pi u' dure per le violazioni (come edificare sui terreni percorsi dal fuoco ).
Tutte le istituzioni governative responsabili della gestione del territorio devono esercitare un controllo piu' severo su tale regolamentazione.
Pertanto, dovrebbero essere individuate delle linee di budget finalizzate al finanzia mento di tali funzioni in futuro.
Infine, il mantenimento delle attivita' produttive e la valutazione del rischio non rappresentano obblighi procedurali diffusi per gli operatori delle infrastrutture critiche . L'attenzione dovrebbe pertanto essere posta sul ripristino dei servizi danneggiati, in quanto risorse cruciali per la ripresa in seguito a un evento catastrofico.
Fonte: Asca







