Il nostro saluto a Guido BertolasoStampa

11 novembre 2010. E’ una data importante per Guido Bertolaso. Il Capo del Dipartimento della Protezione Civile e Sottosegretario di Stato alla protezione civile in ambito europeo e internazionale, lascia i suoi incarichi e si colloca in congedo.
E’ una notizia che, per quanto attesa e annunciata più e più volte, non potrà non lasciare interdetti e suscitare interrogativi nelle donne e negli uomini della protezione civile.
Che strano. In un’Italia in cui ognuno fa fatica a staccarsi da una posizione di potere, Guido Bertolaso inverte la tendenza e stabilisce che è ora di chiudere. Lo stabilisce lui, non lo fa all’improvviso ma lo annuncia con abbondante anticipo. E lavora fino all’ultimo minuto come se fosse nel pieno dell’incarico.
Con il mandato di Guido Bertolaso si chiude una delle esperienze più avvincenti della protezione civile, durata oltre nove anni. Quasi un decennio di instancabile attività del medico Bertolaso nel cucire assieme i talenti, le opportunità, le risorse, i riferimenti e gli interessi di tutti gli italiani innamorati di questa cosa strana che è la protezione Civile.
Dal punto di vista dell’emergenza, si è trattato di decennio – o quasi - un po’ schizofrenico, che sembrava caratterizzarsi, fino a un certo punto, per una sequenza di eventi non omogenei ma quasi mai sopra la soglia che nel nostro Paese separa l'evento dalla catastrofe. Ma il territorio è sembrato quasi esplodere, per Bertolaso, a partire dal 2007: incendi in Puglia e in Sicilia, rifiuti in Campania, terremoto a L’Aquila, esplosione di Viareggio, frane di Messina, nubifragi in Liguria, frane in Toscana, alluvioni in Veneto e, proprio all’ultimo, ancora in Campania. Da far tremare le vene e i polsi. Ma questa è l’Italia, e come dice in queste ore proprio Bertolaso, è un malato cronico che ci ostiniamo a non diagnosticare. Un’eredità importante e complessa attende il suo successore.
Cosa ricorderemo di Bertolaso e del suo modo di fare protezione civile? Certamente alcune sue caratteristiche cui non eravamo più avvezzi, e che in passato avevamo potuto osservare solo in Zamberletti (di cui del resto Bertolaso è in gran parte un epigono sul piano delle metodologie d’approccio con la protezione civile) e nel presidente Pertini. Vediamole:
- un’infaticabile e pervicace volontà di essere presente, di arrivare dovunque ci sia bisogno, anche prima degli altri, a far capire che lo Stato c’è.
- un carattere non facile, diretto e a tratti spigoloso. Indisponibile al compromesso con le consuetudini pelose, con le frasi di comodo, con gli scarichi di responsabilità: un modo d’essere che non lo ha reso certo simpatico a un certo apparato (che del resto per anni ha studiosamente cercato con ogni mezzo di indebolirlo), ma che in compenso lo ha avvicinato alla gente.
- una attenzione affettuosa per chiunque abbia bisogno, soprattutto se in condizioni di difficoltà, di povertà, di malattia, di solitudine, di disagio.
- a dispetto dell’apparente decisionismo, una costante attitudine a giocare in squadra.
Molti hanno sostenuto che Bertolaso deve gran parte della sua fama all’uso intensivo che ha fatto della comunicazione. In realtà, noi non condividiamo questa tesi apparentemente invidiosa. Per comunicare, Bertolaso in tutti questi anni ha avuto a disposizione, come chiunque altro, un ufficio stampa con un responsabile, e un normalissimo sito web. Niente di rivoluzionario. In realtà, a fare la differenza sul piano comunicativo è stato lui, il suo essere e correre dappertutto, la sua ubiquità e la sua esasperante volontà di chiudere alla svelta le partite degli interventi senza far invecchiare e incancrenire i problemi. Per una conferma di tutto questo, basta chiedere ai suoi collaboratori.
Quale eredità ci lascia Guido Bertolaso? Sorge quasi spontanea la domanda se Bertolaso abbia rinnovato la protezione civile sistemandola, o l’abbia, al contrario, sistemata rinnovandola. Probabilmente è vera la prima ipotesi, almeno se si osserva il percorso normativo e amministrativo della gestione Bertolaso.
In protezione civile, lo sappiamo, non c’è quasi niente che si debba inventare. Il nostro sistema è stato pensato quasi per intero già al momento in cui, dopo il Friuli e l’Irpinia, si avviò la riflessione che ha portato all’approvazione della legge 225. Errori, imprecisioni e apparenti contraddizioni dell’organizzazione sono stati aggiustati nel tempo, con la normativa degli anni ’90, a cominciare dalla Bassanini e dal decreto “Sarno”. Ad esempio, in ambito di previsione e prevenzione Bertolaso ha senz’altro portato a compimento un disegno già impostato da Franco Barberi: quello del sistema dei centri funzionali e delle reti di monitoraggio e del coinvolgimento responsabile delle regioni.
Ma in altri settori, le zampate di Bertolaso sono state particolarmente decise: si pensi all’ordinanza 3274 e ai suoi effetti sulle prescrizioni antisimiche in edilizia, ma anche al potenziamento della capacità di intervento urgente in caso di grave disastro, stabilito dopo San Giuliano con la legge 286/02, e ancora il potere di intervento del Dipartimento in caso di emergenza all’estero sancito dal D.L. 90/05, il rafforzamento dei sistemi regionali e il potenziamento del ruolo del volontariato con le colonne mobili.
L'esperienza di Bertolaso alla guida della protezione civile si è avviata quando il Decreto Legge 7 settembre 2001 n. 343 cancellò la nascente e contraddittoria “Agenzia di protezione civile”, che era stata pensata più per ricercare nuovi equilibri di potere interni al servizio nazionale che per dare risposta ad una reale esigenza di cambiamento.
Ebbene, se un grande merito dobbiamo ascrivere a Guido Bertolaso, è proprio questo: aver non solo riportato a casa una protezione civile che era stata “rapita” per motivi squisitamente politici e sindacali, ma soprattutto per aver più saldamente radicato il Dipartimento della Protezione Civile all’interno della Presidenza, eliminando completamente ogni tipo di dualismo con il Ministero dell’Interno e ancorando il sistema alle funzioni che fanno capo esclusivamente al Presidente del Consiglio in persona. E se oggi tutti si riconoscono nel “servizio nazionale”, ciò è grazie alla riaffermazione del principio di “coordinamento” di tutte le risorse del Paese che oggi è saldamente posto in capo ala figura del Presidente del Consiglio.
Sotto la gestione di Bertolaso, l’innovazione tecnologica non è certo mancata: dalle reti di monitoraggio idropluviometrico, ai radar, alle reti acceletrometriche per le scosse di terremoto, al controllo dei vulcani, all’avvio della dorsale radio, senza parlare della Sala Situazione Italia.
Con Bertolaso il Dipartimento è cresciuto anche nel numero degli operatori, soprattutto grazie all’arruolamento di moltissimi giovani: soprattutto un investimento sul futuro, visto che gli effetti benefici del forte ringiovanimento li vedremo probabilmente nei prossimi anni.
Nei momenti dell’emergenza, il Capo del Dipartimento si è sforzato di aumentare la tempestività e la potenza di fuoco dell’intervento statale, ma allo stesso tempo non ha dimenticato quanto questo intervento debba fermarsi di fronte all’esigenza della sussidiarietà. Non è un caso che Bertolaso si sia sempre sforzato di assecondare in ogni modo la voglia di far bene di sindaci e presidenti in occasione delle grandi gestioni emergenziali.
Poi c’è il Bertolaso dei rifiuti e dei Grandi Eventi: il Bertolaso che per assecondare i governi succedutisi, senza distinzione di colore, accetta di debordare dalla stretta competenza di capo della protezione civile e di entrare come commissario in alcuni terreni minati fatti di rapporti consolidati e talora scivolosi tra gli enti territoriali, e anche di opere pubbliche costose che suscitano appetiti diversi. In questo ruolo, Bertolaso ha dovuto pagare personalmente, sulla sua pelle, il costo della lotta politica fra due schieramenti che hanno votato in Parlamento i grandi eventi e che oggi tentano di rinnegarli parlando della necessità ineludibile di un ritorno della protezione civile ai suoi compiti istituzionali. Facce toste.
Dalla vicenda dei rifiuti Bertolaso è già uscito felicemente proprio nei giorni scorsi. Non resta che aspettare che prima o poi anche sulle famose “cricche” sia fatta chiarezza e Bertolaso possa rifarsi in tutti i sensi delle amarezze subite. Nel frattempo, vada al Capo del Dipartimento il saluto riconoscente di tutto il Consiglio Direttivo dell’ISPRO e quelli personali, affettuosi , del presidente On. Zamberletti. Nei prossimi giorni, su ISPRO ON LINE,  tracceremo con un apposito speciale la storia di quest'ultimo decennio di protezione civile segnato al percorso umano e professionale di Guido Bertolaso.
 

Categoria: Istituzioni
Tipologia: Articolo | Pubblicato il 11/11/2010 da Redazione