Cuneo: cronaca di un'esperienza vincenteStampa
Non a tutti è dato di provare l'esperienza che abbiamo provato noi in quel di Cuneo, di tastare con mano la concreta attuazione di un sogno.
Ci è capitato di partecipare - e di vivere assiema a loro - i momenti salienti del "Decennale del coordinamento provinciale dei gruppi comunali di protezione civile" della provincia di Cuneo. E' questa una realtà che fa parte della più ampia organizzazione dei coordinamenti del volontariato che la regione Piemonte organizza in colonne mobili, e che assicura sia gli interventi all'interno del territorio che quelli che il servizio nazionale porta in Italia e all'estero.
Proprio in occasione dell'alluvione che ha colpito nei giorni scorsi le province di Torino e Cuneo, il sistema regionale piemontese fondato sui coordinamenti provinciali ha dato una impressionante prova di tempestività e di efficacia d'azione. Grazie all'intervento di oltre mille volontari agguerritissimi, tutti provenienti dai comuni colpiti e guidati dai propri sindaci e dai rispettivi coordinatori tecnici, in pochi giorni il territorio colpito è stato trascinato fuori dall'emergenza, restituendo alla popolazione, nonostante i danni subiti, la possibilità di ripristinare le condizioni di normalità e di ripartire da subito con le attività di tutti i giorni.
I mille volontari dei gruppi comunali e delle associazioni della provincia ( si pensi che l'intero sistema provinciale di Cuneo al gran completo conta circa cinquemila volontari e oltre 100 gruppi e diverse associazioni) sono stati disseminati per l'intero territorio colpito, mentre i sindaci si sono impegnati direttamente nella direzione unitaria delle operazioni.
Si tratta davvero dell'attuazione di quello che era "il sogno di Zamberletti" al momento della scrittura della 225. Proprio così: è il sindaco autorità comunale di protezione civile, che con i suoi volontari provvede a tutte le attività, con una forte dose di autonomia rispetto alla tradizionale necessità di ricevere aiuti da fuori. Un dato significativo di quest'ultima emergenza piemontese - e cuneese in particolare- è che l'intero complesso delle operazioni nella provincia di Cuneo è stato condotto senza fare il minimo ricorso alla logistica militare.
Tutti i mezzi utilizzati (idrovore, motopompe, camion, autobotti, gru) sono già nella dotazione del coordinamento provinciale dei gruppi comunali, che li usano con grande perizia e flessibilità.
E quanto al convegno del decennale, vi è lo spettacolo dei sindaci, che se ne stanno soddisfatti in prima fila con addosso la giacca gialla del volontario sormontata dalla fascia tricolore. Sindaci che sono essi stessi i primi volontari del loro gruppo e del loro paese. Straordinario fenomeno: le dimensioni estremamente ridotte dei comuni della provincia di Cuneo, da problema si è trasformata nella principale risorsa culturale del sistema locale. Le difficoltà di un'orografia complessa, il gettito tributario trascurabile, le piante organiche esangui, la difficoltà di esser raggiunti da aiuti esterni entro tempi ragionevoli, ha reso necessaria per i piccoli centri della provincia di Cuneo la scelta di una sorta di autarchia organizzativa, che in breve è divenuta un tratto caratteristico e virtuoso del territorio. Un vero e proprio "modello Cuneo".
A questo dobbiamo aggiungere tutta una tradizione esistente di spiccatissima solidarietà contadina, unita alla voglia di stare assieme di tante e tante persone, spesso in congedo dal lavoro, che non ne vogliono sapere di andare in pensione, oltre che da lavoratori, anche da cittadini. E' proprio questo, probabilmente, il sogno di Zamberletti che si è avverato. In queste migliaia di volontari ben organizzati, addestrati, volenterosi, attaccati al proprio sindaco di qualunque colore esso sia, sempre pronti a rispondere alla chiamata della protezione civile, sta non solo la concretizzazione di quel sogno, ma il punto di partenza per l'attuazione di questo modello in tutto il Paese, che è la prossima scommessa da vincere.
Lorenzo Alessandrini







