Avremo un "Dipartimento del volontariato"?Stampa
In un’Italia che sembra faticare a ritrovare la quadra del meccanismo di funzionamento della protezione civile, con i sussulti tecnocratico-finanziari degli ultimi giorni, finalmente si è potuto sentir parlare anche di certezze. Di quelle certezze che fanno la differenza quando succede qualcosa nel nostro Paese: il volontariato di protezione civile. Il presidente Zamberletti, accorso a Lucca per presenziare all’importante convegno organizzato presso il Centro Nazionale Volontariato, non ha perso occasione per lanciare una delle sue idee. Idee che vengono da lontano, ma che alla fine finiscono sempre per risultare come novità stimolanti. Prendendo spunto dall’attuale appartenenza del settore del volontariato alla sfera d’influenza del Ministero del Welfare, Zamberletti ha cominciato con il riflettere ad alta voce sull’attribuzione “impropria” di competenze in materia a un dicastero che si è sempre occupato di lavoro retribuito e spende gran parte di sé nel prevenire e dirimere conflitti sociali. Il volontariato appartiene obbiettivamente a tutt’altra categoria di interessi e di riferimenti, che sono interdisciplinari e dunque assolutamente trasversali rispetto a qualsiasi tentativo di inquadramento funzionale. La varietà delle categorie rappresentate, degli interessi tutelati, delle azioni positive condotte, porta a pensare che solo un organismo di coordinamento possa svolgere quel ruolo di tessitura, con l’ago e il filo, che serve a legare assieme un esercito così composito per farne una forza unita nel coordinamento armonico delle risorse possedute e da mettere a disposizione dei cittadini. Questo organismo non può esser altro che un Dipartimento della Presidenza del Consiglio. Si tratta di un vecchio pallino di Zamberletti. Quando si tratta non di inventare nuove funzioni statali, non di gestire risorse in termini di “competenza”, ma semplicemente di raccordare virtuosamente, nella libertà, ciò che già esiste ed è posto a disposizione del “sistema Paese”, solo la massima rappresentanza del coordinamento nazionale può esprimere questa attitudine al livello nazionale: la presidenza del consiglio. E che ci sia bisogno di un coordinamento nazionale, che tuteli e rappresenti gli interessi di una simile comunità disseminata in ogni parte d’Italia, non vi è alcun dubbio. Notiamo che l’analogia con l’istituzione del servizio nazionale della protezione civile del 1992 è fortissima. Anche in quel caso si trattò non di inventare una nuova organizzazione o un nuovo ministero, ma di raccordare assieme ciò che già esisteva ed era disponibile nel Paese: legare assieme quelle caratteristiche in un sistema oliato ed efficiente fu un compito che il legislatore volle dare a un Dipartimento della Presidenza invece che ad un ministero di gestione. Ecco il senso più profondo dell’idea lanciata da Zamberletti: individuare per i tanti e tanti volontari di protezione civile italiani, un luogo di coordinamento e di propulsione che con un’intelligente politica di sviluppo, di comunicazione e di formazione sappia potenziare un sistema a rete già esistente ma che ha senz’altro bisogno, oltre che di esser tutelato e rappresentato, anche di essere meglio indirizzato e organizzato. Di ciò sono una prova i numeri che sono stati citati durante il convegno del CNV, che mostrano un pericoloso sbilanciamento tra il fiacco sviluppo del fenomeno volontariato nelle regioni del sud (area del Paese che paradossalmente subisce la presenza di maggiori rischi) e le altre parti d’Italia, in cui il fenomeno è invece ben più sviluppato e radicato, e dove già possiamo contare su un forte radicamento del volontariato “comunale”, legato agli interessi diretti del territorio e a vicino al lavoro dei sindaci. Un nuovo impulso allo sviluppo del settore potrebbe davvero muovere da questa istituzione che per sua natura è votata al coordinamento, e che ha già sperimentato la bontà di questo approccio quando si è trattato di inventare il servizio nazionale della protezione civile. L'augurio è dunque che la scommessa lanciata da Zamberletti venga raccolta. E al più presto.
di Lorenzo Alessandrini






