All'OCSE interessa il sistema italianoStampa

Si è svolta il 6 maggio u.s., nell'Auditorium del Dipartimento della protezione Civile di Via Vitorchiano a Roma, un importantissimo incontro che ha visto la partecipazione di tantissimi rappresentanti istituzionali delle componenti e delle strutture operative della protezione civile italiana. Ospiti graditissimi? I rappresentanti dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo in Europa (OCSE), che sono in Italia con un compito preciso e ufficiale: indagare il modello italiano di "Servizio Nazionale" di protezione civile per comprenderne le caratteristiche organizzative e i meccanismi di funzionamento.

Non vi è dubbio infatti che il modello italiano costituisca una specie di curioso oggetto di indagine per gli altri Paesi, in considerazione della sua complessità ma soprattutto del fatto che per la sua flessibilità viene considerato all'estero un modello di rara efficienza.

Così l'OCSE ha stabilito di redigere un vero e proprio studio sul nostro sistema con le metodologie proprie di quella organizzazione, verificando le fonti documentali disponibili, predisponendo appositi questionari da distribuire alle diverse componenti ed effettuando vere e proprie valutazioni in diretta sul nostro territorio.
L'incontro del 6 maggio ha costituito la presentazione ufficiale del nostro modello, con un'ampia panoramica svolta dal Capo del Dipartimento Guido Bertolaso, il quale argomentando ha voluto citare il Ministro Zamberletti, seduto accanto a lui, come l'autore e il primo artefice primo dell'intuizione del meccanismo di funzionamento e di coordinamento affidato al Presidente del Consiglio dei Ministri.

Presente all'incontro anche l'altro grande condottiero della storia della protezione civile, Franco Barberi, anch'egli ricordato da Bertolaso come artefice di un particolare impulso sulla previsione e la prevenzione.
Sono intervenuti poi i rappresentanti di regioni, province, comuni e comunità montane, giustamente coinvolti da Bertolaso come autentica linfa vitale del sistema moderno.
Anche le strutture operative hanno poi avuto il loro spazio, nel quadro di una giornata che ha costituito solo l'anticipazione di un lavoro che dovrebbe concludersi con un riconoscimento europeo per la nostra protezione civile.

 

Tipologia: News | Pubblicato il 08/05/2008 da l.alessandrini